anima giovani

Illustrazione di Federica Fabbian

Quando c’è una guerra è difficile comunicare. Non che prima non ce ne fossero di guerre, eh (lo vedete che è difficile?).

Si legge si ascolta si vede solo quello. A protezione dei bambini si guardano i telegiornali di nascosto, con il volume basso, provando a capirci qualcosa, pregando che si risolva tutto.

“Papà, a scuola hanno detto che i russi sono cattivi, è vero?”*

E a me han colpito (ecco, bravo, bel verbo che hai scelto) le osservazioni di alcune colleghe e colleghi che han plaudito ai convogli umanitari che abbiamo portato a Leopoli, sottolineando che stare dentro alle guerre è qualcosa che compete al nostro lavoro, al nostro volontariato: tutti i giorni nei nostri servizi affianchiamo persone alle prese con le battaglie delle loro vite.

“Mamma, anche qua in Italia ci sono i carri armati?”*

Per questo ritengo che un ArchéBaleno sul dolore dell’anima dei giovanissimi sia coerente con questo tempo: dentro di noi ci sono conflitti per cui adolescenti, ragazze e ragazzi sono talvolta disarmati, e noi dobbiamo saperlo, per stare loro a fianco, per batterci per una pace necessaria.

Per una pace possibile.

“Ma quando possiamo tornare nella nostra vera casa, in Ucraina?”

Paolo Dell’Oca

Portavoce di Fondazione Arché

*La prima domanda è stata formulata da una bambina italiana, la seconda da un bambino ucraino di una delle sei famiglie che stiamo affiancando a San Benedetto del Tronto, negli appartamenti dei Padri Sacramentini.

Nel corso delle prossime settimane pubblicheremo anche gli altri articoli presenti all’interno dell’ArchéBaleno #66: