L’alternanza scuola-lavoro riserva anche belle sorprese. Martina, Giorgia, Alice lo sanno e lo sperimentano ogni giorno con Arché. Studentesse dell’indirizzo socio-sanitario presso l’istituto Paolo Frisi di Milano, hanno scelto di svolgere questo periodo presso CasArché a Quarto Oggiaro. Divenuta obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori di tutta Italia dal 2015, l’alternanza per loro tre ha voluto dire sostenere gli operatori e le operatrici a fianco delle mamme e dei bambini della Corte di Quarto e della comunità Casa Adriana. Un’esperienza che ha aperto loro gli occhi su realtà e situazioni nuove e diverse dalla loro quotidianità. Ecco le loro parole:

Da destra in piedi Alice e Martina con Chiara Carriglio, responsabile dei volontari a Milano

Da metà maggio stiamo svolgendo le 400 ore dell’alternanza scuola-lavoro presso le strutture di Fondazione Arché. Sinceramente non ci saremmo mai aspettate di trovare ciò che poi abbiamo trovato e scoperto: sembra banale dirlo ma davvero il bene che si vogliono reciprocamente operatori, mamme e bambini lo si percepisce nell’aria degli spazi della comunità e della Corte di Quarto. Per definizione si tratta di una Fondazione ma, nella realtà, è una famiglia. Una grande famiglia.

Stare a contatto con i più piccoli per così tante ore, inevitabilmente, vuol dire essere testimoni della loro crescita e assistere ad ogni tipo di avvenimento che li coinvolge, sia bello che non. Per questo è importante che si crei un equilibrio tra empatia e un amorevole distacco: solo così si può tornare a casa con un carico di soddisfazione e gioia inspiegabile.

La vita in Arché insegna il senso della responsabilità, del sacrificio, della fatica. I pregiudizi verso chi ha una storia o un passato diverso dal nostro scompaiono, senza condannare una persona per gli sbagli commessi. Per questo l’ambiente pone quasi l’obbligo di uscire dalla propria comfort zone e di mettersi in gioco, facendo emergere le proprie capacità e pregi. Oltre a un innato senso di umanità che aspetta solo l’occasione giusta per manifestarsi in pieno.

Con quest’esperienza siamo diventate molto più intraprendenti, socievoli e spontanee di quanto lo fossimo prima. Abbiamo conosciuto una parte di noi stesse che non credevamo esistesse o che, semplicemente, è sempre rimasta nascosta. Ne terremo conto anche per le nostre scelte future dopo la maturità. 

Martina Ragghianti, Giorgia Leva e Alice Fera