Tutti pronti con lo zaino in spalla, o quasi. Ai miei tempi si aveva lo stress per il grembiulino col colletto – c’erano gare a chi lo aveva più chic – ma eravamo fortunate a non avere cartelle pesanti o i mini-trolley di oggi.

Il nuovo anno a volte comincia con la gioia di riavere accanto il compagno o la compagna prediletta, ma spesso rappresenta anche uno spaventoso salto nel buio. Per tutte e tutti la scuola, soprattutto il primo giorno, è il segnale che da quel momento le cose cambiano; cambi tu, cambia il mondo intorno a te. Bambini e bambine vengono affidate per circa un terzo della propria giornata alla professionalità di una persona estranea alla famiglia che ha il compito di trasmettere il sapere e con esso insegnare a leggere la realtà.

[ 📸 I bambini e le bambine di Arché al primo giorno di scuola]

I miei ricordi legati alla scuola sono quasi tutti positivi, ma ero ancora parte di quella generazione che veniva punita per ogni marachella, che non poteva permettersi alcuna parola sconveniente in classe e che vedeva nell’insegnante una figura di cui avere timore. Per me, che sedevo sempre al primo banco, questo era un dramma. Ancora oggi nei miei pensieri rivedo la maestra con i miei occhi da bambina e la immagino come una gigantessa, una marziana.

Eppure già trovavo modi per ribellarmi a modo mio: dalle scarpe che toglievo sempre (mia madre fu costretta a comprarmi scarpe con i lacci per impedirmi di toglierle) alle schermaglie con i maschi che se la prendevano con i più piccoli.

A scuola non mi concedevo errori, anche se la matematica non era il mio forte. Italiano, invece, era la materia in cui mi rifugiavo, la mia sorgente di soddisfazioni – già allora amavo scrivere. La ricreazione era il momento dei pettegolezzi, seppur forse in maniera più morbida rispetto al presente, in cui il gossip è potenziato dalle capacità degli smartphone.

La scuola è cambiata molto, ragazzi e ragazze fanno molto più gruppo di un tempo; certo, probabilmente non esiste più la merenda a casa del compagno per fare insieme i compiti, ormai è tutto molto più veloce. La tecnologia – dalle prime lavagne interattive ai tablet, dalla navigazione su internet all’utilizzo delle intelligenze artificiali – ha profondamente cambiato il modo di fare e stare a scuola. I cambiamenti sociali e culturali hanno portato i genitori e le famiglie a partecipare più attivamente. Ma la scuola è anche ritrovarsi con persone nuove, di altre provenienze geografiche; è imparare a comunicare, crescere insieme ad altre persone e costruire un’idea personale di giusto e sbagliato, iniziare un graduale distacco dai genitori per imparare i propri limiti e le proprie responsabilità.

La scuola contribuisce a plasmare il nostro carattere, a spezzare le solitudini e insegna a vivere in compagnia. Buona fortuna, ragazze e ragazzi. Viva la scuola!

Alessandra