Lo scorso 2 settembre siamo stati accolti all’interno del Vaticano per partecipare ad un’udienza privata con Papa Francesco. Dopo il benvenuto del Pontefice, ha preso parola p. Giuseppe Bettoni per raccontare Arché, la sua storia e il suo quotidiano.

Dopo averlo riportato all’interno delle pagine dell’Archébaleno #65, il suo discorso lo potete trovare qui.

Buona lettura!

accogliere mamme bambini

È un’emozione indicibile quella che proviamo nello stare con lei, per festeggiare i trent’anni di impegno e di carità della Fondazione Arché.

Per tutti noi, ma soprattutto per le donne e i loro bambini, essere accolti dal suo abbraccio di Padre è un dono, un dono enorme: quando l’ho annunciato loro qualche mese fa, sono scoppiate in pianto. Erano commosse e grate perché qualcuno si interessa di loro

Insieme a Lei, ringraziamo il Signore che all’inizio ci ha dato il coraggio di accogliere le mamme e i loro bambini malati di Aids in tempi quanto mai difficili. Lo ringraziamo ancora perché oggi ci dà la perseveranza di accogliere e accompagnare a vite nuove, rigenerate, le tante donne che, segnate dalla violenza di genere, dalla paura, dal ricatto, dal maltrattamento e dal dolore mentale, incontriamo sul nostro cammino. Alcune di loro hanno attraversato il deserto, sono state rese schiave in Libia, vendute sul mercato e la loro maternità è stata umiliata.

Tuttavia, proprio come diceva Lei tempo fa, le donne sono più coraggiose degli uomini.

Sono donne che possono guardare al futuro senza dover essere costrette a pensare di ripetere il passato, sia perché hanno fatto un percorso personale terapeutico, sia perché qualcuna ha ripreso gli studi, sia perché qualcuna altra si sta formando professionalmente, ma anche perché ciascuna di loro, sia cattolica, ortodossa, evangelica o musulmana o anche di nessuna religione, ha ritrovato nelle nostre comunità quella dimensione spirituale che tanto è importante e necessaria per vincere l’ansia e la paura. E per poter pensare a una vita altra, rigenerata.

Oggi sono qui con lei anche i nostri operatori e i nostri educatori che giorno dopo giorno di si dedicano con passione e intelligenza al servizio del riscatto di queste giovani vite. Parafrasando Etty Hillesum, mi piace definirli come “cuori pensanti” che nuotano controcorrente in questa nostra società che continua, come spesso Lei ci ricorda, a creare vite di scarto.

E noi si lavora per rendere queste vite di scarto testate d’angolo di una società più giusta.

Inoltre oggi ci sono i consiglieri della Fondazione, i rappresentanti dei numerosi volontari, gli amici e le amiche che in tante modalità ci sostengono e ci supportano: è grazie anche a loro se possiamo celebrare i trent’anni del nostro impegno.

Le confiderò che con una certa audacia già quando Arché muoveva i primi passi, ci ripetevamo come un ritornello che quanto andavamo facendo, doveva essere pensato e vissuto perché un giorno non ci dovesse essere più bisogno di noi!

Nella nostra piccola storia abbiamo imparato a fare i conti con quanto ha detto Gesù: “I poveri li avrete sempre con voi” (Mc 14,7) E questa è una constatazione che, se nel mondo le ingiustizie continuano a esserci, ci amareggia per certi aspetti. Ma siamo anche convinti che, sempre più forti, nel mondo ci saranno sempre anche gli anticorpi della gratuità, del dono, del senso civico, dell’amicizia sociale e di quella spiritualità concreta, solida e semplice che tanto ci stanno a cuore e che hanno fatto nascere in seno ad Arché anche una piccola Fraternità di religiosi, laici, singoli e famiglie che condividono la sequela di Gesù nell’ascolto del Vangelo e non solo nel fare qualcosa per i poveri, ma nel vivere in condivisione con loro, nello stare insieme con loro.

Ecco questa è la grande famiglia di Arché, Santo Padre.

Grazie ancora per oggi: noi ci impegniamo a pregare per lei e per la sua missione ma chiediamo anche a lei di ricordarsi di noi. Grazie Santo Padre, con grande affetto da parte di tutti noi.

p. Giuseppe Bettoni

Presidente di Fondazione Arché

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