Non solo coppie solidali o nuclei in difficoltà, abitare alla Corte di Quarto è possibile anche per singoli decisi a vivere un’esperienza solidale. Il primo a aver colto questa opportunità è il ventiduenne Vincenzo che da qualche giorno si è trasferito in uno degli appartamenti al secondo piano dell’edificio inaugurato nel dicembre 2019 all’interno del cortile di CasArché. Lo abbiamo incontrato.

Vincenzo

Intervistatore: Vincenzo, sui social la tua foto ha spopolato. In tanti e tante hanno messo mi piace e ti hanno augurato il benvenuto. Cosa ti senti di rispondere?

Vincenzo: Sono lusingato da tutti questi commenti. È l’ennesima conferma che Arché è un contesto dove ci si sente subito a casa, accogliente e disponibile. Quanto scritto sui social non è altro che la riproposizione di quanto ho provato personalmente una volta entrato nella Corte di Quarto.

I: Da qualche giorno hai iniziato ad abitarci. Come ti trovi?

V: Mi trovo molto bene: sono entusiasta dell’appartamento per quanto riguarda il comfort dello spazio. Al suo interno tutto è molto accessibile senza parlare del concetto di condivisione 2.0 che connette i vari appartamenti. Il benessere tra le persone è messo al centro: ognuno è a servizio dell’altro, dandosi una mano concreta. È uno scambio continuo tra ciò che dai e ciò che ricevi.

I: Sei arrivato da poco, ma il microcosmo della Corte di Quarto, però, già lo avevi conosciuto qualche mese fa. Ci racconti?

V: Sono arrivato qui per la prima volta tramite Caritas e i suoi Cantieri della Solidarietà. Casualmente mi sono trovato a scegliere la realtà di Arché e il quartiere in cui è immersa: Quarto Oggiaro. Ci siamo subito calati in una dimensione molto umana, stando a contatto dei bambini al mattino e al pomeriggio così da favorire una dimensione di scambio che si è attivata fin dai primi momenti. Dai bambini c’è sempre una sincerità e una capacità di emozionarsi di gran più evidente e immediata degli adulti. Sono rimasto impressionato anche dalla sinergia tra gli uffici e gli abitanti della Corte: tutti sposano lo stesso concetto di benessere del singolo insieme agli altri. 

I: Ma quando hai scelto di trasferirti qua? Qual è stato il motivo trainante?

V: Alla fine della settimana trascorsa qui a caldo era un’idea che si è fatta sempre più concreta nella mia testa. Un po’ si è raffreddata, ovviamente, ma quando abbiamo fatto la valutazione con Caritas mi sono reso conto che l’idea era rimasta lì e ho preso coscienza che questo sogno poteva diventare realtà. Il mio desiderio era mettere a frutto le mie competenze a favore di Arché, facendo la scelta sia di fare Servizio Civile sia di vivere in Corte.

I: È la tua prima esperienza fuori casa? 

V: No no. Da Matera mi sono trasferito a Milano nel 2018 per svolgere Economia e Management all’Università Statale. In questi anni sono rimasto sempre legato alle attività del Terzo Settore e del mondo del volontariato. È grazie anche a questa sensibilità maturata negli anni che sono entrato in contatto con Caritas e quindi con Arché

I: È passato davvero poco tempo dal tuo ingresso in Corte, ma quali sono le maggiori difficoltà che stai affrontando?

V: No per ora sono vedo solo gli aspetti positivi. Forse l’unica sfida, facilmente superabile anche solo con un motorino, è lo spostarsi la sera quando si vuole staccare. Anche solo aver trovato sul tavolo al mio ingresso alcuni prodotti per la colazione è stato un segno di una grande attenzione per gli altri, quasi il contrario di quello che sentiamo succede nella società. Qui dominano, invece, valori come la gratuità e il mettersi a disposizione degli altri.

I: E le speranze? Obiettivi?

V: Sicuramente laurearmi e poi mettermi il più possibile d’impegno con il Servizio Civile: vorrei dedicarmi in maniera totale e portare il mio bagaglio per far sì che questa esperienza sia davvero soddisfacente per me. L’obiettivo di medio-lungo termine, invece, è stringere relazioni profonde con chi già abita in Corte e con chi verrà. Questo è l’augurio che mi faccio.