A Roma Arché è una delle realtà che costituiscono la Rete Mam&Co, che mette insieme e coordina le strutture e i servizi per nuclei familiari vulnerabili mamma-bambino sul territorio della Regione Lazio. Abbiamo parlato con il portavoce Salvatore Carbone. 

Partiamo dall’attualità. L’anno scorso la Rete Mam&Co ha promosso un appello “a meno di un metro” per denunciare il disinteresse delle istituzioni e per chiedere maggior investimenti nel settore. Ora avete chiesto “un piano per la vaccinazione di tutti” (21/3/21). A distanza di qualche mese, qual è la situazione?

Il bilancio è ambivalente. Da un lato, nel giro di un anno, sono aumentate le occasioni per fare rete tra le realtà che si occupano dello stesso target, mamme e bambini: si è accresciuta la capacità di stare insieme e di lavorare efficacemente insieme. Speriamo di andare avanti. Dal punto di vista del confronto con le istituzioni, ci sono state date delle garanzie per quanto riguarda il piano vaccinale di competenza regionale anche se poi ciascuna realtà ha dovuto muoversi autonomamente per raggiungere l’obbiettivo.

Arché sta per aprire CasArché a Roma con la comunità mamma-bambino “Casa Marzia”. Ci spieghi in poche parole come funziona il sistema laziale e romano? Le sue caratteristiche e le sue difficoltà più evidenti?

La caratteristica positiva è che le realtà hanno grande capacità di lavorare insieme, intercettando il bisogno delle madri fin dagli inizi. Su tutti valga l’esempio proprio di Arché che opera negli ospedali, con il servizio di assistenza domiciliare e presto nelle comunità, cercando di affrontare il tema delle mamme-bambino a 360°, facendo sistema anche sul territori. Negativo invece è l’incapacità delle varie realtà di proporsi come interlocutori unitari sul versante politico, soprattutto, dopo l’inserimento della figura mamma-bambino nel piano sociale regionale. Nella concretezza c’è una difficoltà a confrontarsi con le istituzioni, anche se ci sono segnali incoraggianti, soprattutto con la Regione, come il riconoscimento anche della donna nelle rette.

Qual è il valore aggiunto che Arché ora con l’inaugurazione di CasArché può portare alla città di Roma e alle sue donne e bambini?

Arché porterà, anzi porta già, l’esperienza di inserimento in tutta una serie di progettualità all’interno del sistema mamma-bambino, cogliendo il bisogno fin dalla nascita, come negli ospedali con Save The Children. Non è una presenza solo ricettiva nelle case-famiglie, ma inizia anche prima, facendo accoglienza in un’ottica di inserimento territoriale collegato a tutta una serie di altri servizi (dall’ospedale alle reti di famiglie sul territorio). Il vero punto è infatti il reinserimento sociale di queste donne che passa attraverso la rete relazionale creata sul territorio. In questo senso Arché è fondamentale. Solo una realtà presente sul territorio può essere inclusiva per le mamme.

In generale, la pandemia che conseguenze ha avuto?

La pandemia ha impattato pesantemente nel contesto romano, aggravando le aree di criticità già presenti. C’è stato un acuirsi di tutta una serie di situazioni che istituzioni e associazioni non sono riuscite a intercettare. Adesso c’è bisogno di consolidare la rete Mam&Co con l’obbiettivo di contare di più e di mettere insieme bisogno e la possibile risposta in maniera coordinata. Noi ci stiamo preparando proprio per questo.