1° dicembre, Giornata Mondiale contro l’Aids:

Closing the gap in HIV prevention and treatment

 

Ecco come Arché onlus aiuta le mamme e i bambini affetti da Hiv e riduce il gap tra prevenzione e trattamento: a Milano e Roma, in Zambia e in Kenya.

 

Livia ha 35 anni, vive a Roma e lavora come fisioterapista in un centro di riabilitazione per l’età evolutiva. Quando ha scoperto di aspettare un bambino ha anche scoperto di avere l’Hiv. La notizia l’ha scioccata. Non sa bene come abbia contratto l’infezione, ma sicuramente, immagina, attraverso rapporti sessuali non protetti. Teme di poter perdere il suo lavoro a causa dell’infezione e spera che il suo bambino appena nato stia bene. Livia si è rivolta allo “Spazio Neonato Famiglia” presso l’ospedale S. Camillo Forlanini di Roma dove riceve un sostegno dagli psicologi di Arché.

 

Rosine ha 31 anni, vive a Milano ed è arrivata in Italia ancora minorenne per raggiungere sua madre che era immigrata da qualche anno dalla Costa d’Avorio. Con lei però ha un rapporto conflittuale e quando sua madre decide di rientrare nel loro Paese d’origine, Rosine non la segue e resta in Italia. Trova lavoro in nero come donna delle pulizie, resta incinta e scopre di essere stata contagiata dall’Hiv. Il bimbo nasce sano e viene riconosciuto dopo diverse traversie dal padre biologico, ma Rosine è una mamma sola e ha bisogno di aiuto. Grazie ad Arché vive in un appartamento protetto e riceve aiuto anche nell’educazione del piccolo.

 

Queste sono solo alcune delle tante storie di mamme che Fondazione Arché segue ogni giorno. Sono mamme che spesso non sanno di aver diritto al latte gratuito per il loro bambino né a quali medici rivolgersi. Temono di essere discriminate, sono sotto pressione perché devono custodire un segreto.

Per le mamme straniere, spessp Hiv significa arrivare presto in Aids e a morte certa, per questo fanno fatica a comprendere i medici che parlano di una malattia cronica con la quale si può vivere con una lunga aspettativa di vita ed una eccellente qualità di vita. Hanno paura ad andare ai controlli medici perché temono di incontrare un connazionale. Nessuno lo deve sapere, sarebbero escluse dalla comunità. Non capiscono bene perchè non possono allattare il bambino, ma sperano che sia sano.

È qui che Arché cerca di ridurre il gap.

 

La onlus, fondata nel 1991 da Padre Giuseppe Bettoni, si prende cura da più di vent’anni di mamme e bambini che vivono una situazione di disagio psicologico, abitativo e sociale. Tra loro, ci sono mamme fuggite da violenza domestica, mamme rimaste senza casa e lavoro, mamme uscite dalla dipendenza della droga e dall’alcool e anche mamme che hanno contratto l’infezione dell’Hiv. Italiane, straniere.

 

Secondo i dati del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in Italia resta costante il numero delle nuove diagnosi di Hiv che nel 2013 sono state 3.806.

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2013 sono maschi nel 72,2% dei casi. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni. Nel 2013, la maggioranza delle nuove diagnosi di Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’83,9% di tutte le segnalazioni. Nel 2013, il 24% delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. (Fonte: sito del Ministero della Salute)

FONDAZIONE ARCHÈ A ROMA:

Arché opera a Roma con uno sportello di aiuto all’ospedale S. Camillo. Il responsabile è l’antropologo Alfio Di Mambro: «Operiamo con due psicologi, un counselor, un atropologo e due avvocati, più un mediatore culturale per le mamme straniere. Questo gruppo di professionisti opera per sostenere una gravidanza e una nascita serena a 135 mamme circa ogni anno, di cui 20 mamme con Hiv. Diamo ascolto e sostegno emotivo alle mamme – spiega Alfio –  poi spieghiamo loro che diritti hanno. Una mamma positiva all’Hiv, per esempio, ha diritto al latte artificiale gratuito e noi la aiutiamo a farne richiesta all’Asl. Allo stesso modo, Arché spiega quali agevolazioni ci sono per il bambino, come accedere ai servizi del territorio, quando e come fare le visite gratuitamente. E poi c’è il delicato aspetto della privacy, che deve essere garantita».

 

FONDAZIONE ARCHÈ A MILANO:

A Milano Arché mette a disposizione due appartamenti protetti in convenzione con il Comune di Milano e ha attivato un progetto di tutoring per mamme sole infette. Carlotta Bazan è educatrice e coordinatrice degli appartamenti protetti e del tutoring: «Le mamme seguite nel tutoring sono donne che vediamo due volte alla settimana e che hanno bisogno di supporto nella loro vita quotidiana. Inoltre partecipiamo ad un progetto con Asl Milano finanziato da Regione Lombardia: nella nostra Factory, la web radio ricavata da un locale in via Jean Jaurès confiscato alla mafia, diamo spazio alle iniziative di prevenzione contro l’Hiv delle associazioni milanesi».

 

FONDAZIONE ARCHÈ IN ZAMBIA E KENYA:

In Zambia e in Kenya, Arché coordina progetti di prevenzione Hiv e di accesso e sostegno all’istruzione per gli orfani dell’Aids. Come nel resto dell’Africa subsahariana, il principale veicolo di trasmissione del virus è il rapporto eterosessuale e ciò vale soprattutto per i giovani. Nelle scuole primarie, Arché perciò ha attivato un programma di prevenzione per preadolescenti.

 

«Ridurre il gap tra la prevenzione e le cure, significa per noi operare ogni giorno per ridurre lo spazio mentale tra l’irresponsabilità e il futuro – ha spiegato Padre Giuseppe Bettoni, Presidente di Fondazione Arché – Si tratta di accompagnare i ragazzi e le ragazze a darsi un futuro con scelte responsabili, mentre proprio per la presunta libertà di un momento si mettono in condizione di giocarsi il futuro intero.

Significa anche educare a ridurre quel gap che esiste tra i gesti e le parole degli affetti e dell’amore per tanti giovani, gesti e parole che troppo spesso sono vissuti banalmente, senza profondità. Significa anche ridurre quello spazio della terra di nessuno che fa pensare e dire ancora oggi che l’Aids è un problema di altri. Invece lo spazio si è fatto breve».

 

[Comunicato stampa a cura di Stefania Culurgioni]

 

Foto| @Thiagarajan Vardharaju

 

Documenti
Scarica il comunicato stampa